Quando si parla di transizione energetica si pensa subito alle rinnovabili tradizionali: fotovoltaico, eolico. idroelettrico. Non tutti sanno che possiamo già oggi contare su altri validi alleati nel percorso verso un sistema energetico più sostenibile: i biocombustibili, ottenuti dalla valorizzazione di biomasse, scarti agricoli, rifiuti organici e altri sottoprodotti.
BioGpl, Biometano e Hvo sono infatti già utilizzati per riscaldare case, alimentare aziende, far viaggiare veicoli in modo sostenibile.
Oltre a contribuire alla decarbonizzazione, possono favorire la sovranità energetica, riducendo la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di combustibili fossili e valorizzando risorse prodotte sul territorio nazionale.
Cosa sono i biocombustibili
I biocombustibili sono prodotti ricavati da materie prime rinnovabili o di scarto, attraverso processi industriali che li rendono utilizzabili in molti settori che possono sostituire i loro corrispettivi fossili.
Uno dei loro principali punti di forza è l’inserimento in un modello di economia circolare: residui agricoli, reflui zootecnici, oli alimentari esausti e rifiuti organici possono essere trasformati in nuove risorse energetiche, riducendo sprechi ed emissioni.
Gran parte dei biocombustibili, per esempio il Bio Gpl, possono inoltre essere impiegati nelle infrastrutture e nei motori esistenti, favorendo una transizione energetica graduale senza richiedere la sostituzione degli impianti.
Biometano, BioGpl e Hvo
Il biometano nasce dalla purificazione del biogas da scarti agricoli e rifiuti organici, può essere immesso nella rete del gas oppure utilizzato come carburante per automobili, autobus e mezzi pesanti.
Il Bio GPL si ricava principalmente come sottoprodotto dei processi di raffinazione di materie prime rinnovabili. Può essere utilizzato negli stessi serbatoi, impianti di riscaldamento e veicoli alimentati a GPL tradizionale, senza alcuna modifica tecnica.
Nel campo della ricerca Socogas Group sta sviluppando una molecola proprietaria di BioGpl da biogas agricolo attraverso la joint venture strategica Green LG Energy e un team tutto italiano del Politecnico di Torino.
L’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) è un carburante ottenuto dall’idrogenazione di oli vegetali, oli esausti e grassi di origine biologica. Ha caratteristiche, molto simili a quelle del gasolio tradizionale ed è già impiegato negli autoveicoli diesel di ultima generazione, nel trasporto merci, nelle flotte aziendali, nei mezzi agricoli e nelle macchine operatrici.
Perché i biocombustibili emettono meno CO₂?
Il principale vantaggio dei biocombustibili riguarda il loro bilancio complessivo di carbonio.
Le materie prime da cui derivano – come scarti agricoli, reflui zootecnici, rifiuti organici o oli alimentari esausti – fanno parte del ciclo naturale del carbonio. La CO₂ rilasciata durante il loro utilizzo è infatti in gran parte compensata da quella assorbita dalle biomasse durante la crescita.
Per questo motivo, considerando l’intero ciclo di vita del combustibile (produzione, trasporto e utilizzo), i biocombustibili consentono una significativa riduzione delle emissioni di gas serra rispetto ai combustibili fossili. Ecco perché già oggi i biocombustibili sono preziosi alleati della Transizione Energetica.
Quanto possono ridurre le emissioni?
Il Biometano può ridurre le emissioni di gas serra fino al 90% rispetto al metano fossile. In alcuni casi, soprattutto quando deriva da reflui zootecnici, il bilancio può diventare addirittura carbon negative, perché evita il rilascio in atmosfera del metano che si formerebbe naturalmente.
Il Bio GPL consente una riduzione fino all’80–90% delle emissioni di CO₂, rispetto al gpl tradizionale.
L’HVO migliora le prestazioni dei veicoli e può ridurre fino al 90% le emissioni di CO₂, rispetto al gasolio tradizionale.
Questi valori si riferiscono alle emissioni di gas serra calcolate sull’intero ciclo di vita del combustibile e possono variare in funzione della filiera produttiva.
Oltre alla riduzione delle emissioni climalteranti, alcuni biocombustibili contribuiscono anche a migliorare la qualità dell’aria locale. L’HVO, ad esempio, può ridurre sensibilmente il particolato e altri inquinanti rispetto al gasolio convenzionale, mentre il Bio GPL mantiene le già basse emissioni tipiche del GPL tradizionale: livelli minimi ossidi di azoto (NOx) e particolato fine (PM).
Il futuro dei biocombustibili: gli obiettivi del Pniec
Secondo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), entro il 2030 il biometano potrebbe sostituire circa il 10% del gas naturale oggi consumato in Italia.
Il piano prevede anche che i biocarburanti liquidi – tra cui l’HVO – saranno il principale contributore al raggiungimento dell’obiettivo del 34,2% di energia rinnovabile nei trasporti entro il 2030.
Per quanto riguarda il Bio GPL, la sua diffusione è attesa in costante crescita grazie allo sviluppo delle bioraffinerie e alla possibilità di utilizzare integralmente le infrastrutture GPL esistenti. Il Pniec ha fissato l’obiettivo di rendere disponibili 700.000 tonnellate di prodotto entro il 2030.
Decarbonizzazione e Sovranità Energetica
I carburanti rinnovabili rappresentano un’opportunità non solo dal punto di vista ambientale, ma anche strategico. Utilizzare materie prime disponibili sul territorio significa rafforzare la filiera nazionale, valorizzare gli scarti e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.
Biometano, Bio GPL e HVO dimostrano che innovazione, economia circolare e sicurezza energetica possono procedere insieme, contribuendo a costruire un sistema energetico più sostenibile e autonomo. Per questo motivo i biocombustibili sono considerati strategici non solo per gli obiettivi della Transizione, ma anche della Sovranità Energetica.
In Socogas Group, la ricerca e sviluppo di Biocombustibili e Energie Green è affidata alla società SCG Bio.